ballista

ANTONIO BALLISTA

Antonio Ballista, pianista e direttore d’orchestra, è presente nei maggiori teatri, istituzioni concertistiche e festival internazionali.

Non avendo mai posto restrizioni alla sua curiosità, si è dedicato alla realizzazione delle espressioni musicali più diverse escogitando programmi particolarissimi per originalità, inventiva e rigore .Dagli anni ’70 del secolo scorso è stato tra i maggiori diffusori della Nuova Musica ed ha avuto una funzione catalizzatrice sui compositori dell’epoca.

Da sempre interessatissimo alle arti figurative si è dedicato a varie espressioni della grafica. Del tutto autodidatta, attribuisce alla sua formazione in questo campo alla appassionata frequentazione di esposizioni e musei da lui considerati come intensa occasione di studio e di apprendimento oltre che di appagamento estetico. Ha partecipato ad esposizioni collettive come “Il Milione” di Milano, “Musica e pittura “ al Museo Revoltella di Trieste, la galleria Goethe e Castelpresule a Bolzano, Casa Lanz ad Appiano ed ha tenuto personali a Rovereto (galleria Pancheri) , Bologna (galleria “Il caminetto”),Milano ( “Esagono antichità”) , Montevecchia (LC) (“Mesopica contemporanea”.

Sue incisioni sono visibili nella collezione permanente dell’Akademie der bildende Kunste, Kupferstich Kabinett di Vienna.

Antonio Ballista: autobiografia di qualcun altro

Antonio Ballista nasce nel castello del mago Atlante un giorno (e non una notte) pochi secondi dopo il suo concepimento; è stato generato crittogamicamente dalle proprie iniziali A. B., le prime due note dell’itinerario musicale e i primi due segni della successione alfabetica, anzi, l’alfabeto stesso secondo i greci: alfa e beta.
Iniziali completamente iniziali, come si conviene a un artista la cui A.B. (AutoBiografia) è forse un continuo iniziare, con un primo inizio iniziale dei più iniziatrici. Ma torniamo ad Atlante e al suo castello. Una dimora estremamente piacevole e gaia, com’è noto, .per la presenza di numerosi ospiti, anche se non manca, tra costoro, chi avrebbe da ridire sulla disposizione degli appartamenti: arzigogolata, confusionaria, e, diciamola tutta, decisamente oziosa. Uno dei pochi a sentirsi completamente soddisfatto è proprio il Nostro, che ha a sua disposizione una salle-à-musique completa di ogni diavoleria concepita da mente umana: dalla tiorba al mellotron. Coll’aureo precetto «ricercar» sulla punta delle dita e un clavicordo Steinway sotto la punta delle dita, Ballista sgrana rapinosamente ottave su ottave, e fra modulazioni e variazioni medita e riflette circa la natura della musica e il senso di ogni nota.
Ed è proprio qui che scatta il senso iniziatico, col germinare di un senso da un altro senso (ci si perdoni il linguaggio sibillino, ma lo impone il copyright di Atlante). Quale senso? La vita germina dall’udito, si dirà, ma questo è fin troppo ovvio, ben altre meraviglie accadono in un labirinto di cristallo progettato come immenso serbatoio di lapsus freudiani. Il senso è che, a forza di riflettere sul senso, la superficie di uno specchio magico posto dinanzi al pianista lascia affiorare, riflesso, un nuovo senso, e la nota musicale si trasforma pur rimanendo intatta in un invito a guardarsi intorno catturando nuove figure: «Nota!» Per effetto della medesima magìa, anche il motto ba:rocco «ricercar» rinasce nella lieve immersione speculare: ora è uno stemma gentilizio raffigurante un pennello che attraversa obliquamente un campo bianco e uno nero; sopra, una specie di ghirlanda con la scritta: «Chi trova cerca». Antonio lo stacca e se lo appiccica allo scudo, a mo’ di autoadesivo, poi senza indugio corre a cercare una tabaccheria o una cartoleria dove acquistare un album da disegno, e mentre s’affanna lungo corridoi interminabili, nelle orecchie gli risuona la soave ingiunzione: «Nota!»,
e sembra sospirarla uri coro di sirene, strana schiera che sembra non arrestarsi mai. Per la cronaca, l’unico posto dov’è possibile procurarsi un po’ di Gentile da Fabriano è un piccolo spaccio gestito da Mnemosine, all’estremità dell’ala est-ovest del castello, dove fra l’altro fanno una granita di granatina che è la fine del mondo. Naturalmente non è semplice arrivarci, e anche se Ballista è avvantaggiato dal fatto di non essersi mai mosso, pure prima di giungere a destinazione gli toccherà attraversare 15 salotti 6 tinelli 4 salottini 11 bovindi 9  adiglioni di cui 3 adibiti a luogo di rinfresco per damine incipriate e gli altri 6 a giostra per cavalli tipo luné;l-park, 9 sale da biliardo, 44 biblioteche per gli opera omnia di Ermete Trismegisto, 14 boudoirs comunicanti con 17 fumoirs desinenti in 182 sgabuzzini trompe-I’oeil. E poi ancora ampi vestiboli e saloni addobbati con sfarzo, sale da concerto e palestre e piscine olimpioniche e stazioni ferroviarie e altro ancora. Ogni tanto s’imbatte, o meglio viene attraversato dall’apparizione di qualche pallida principessa corrucciata, e dietro un ansimare e sferragliare di cavalieri che gridano: «È mia! L’ho vista prima io!» mandando in frantumi al loro passaggio il bel servizio di porcellane di Sèvres spedito da Alcina per il matrimonio della figlia del padrone di casa.

Più tardi Antonio cercherà di trasferire sul foglio bianco la concitazione di queste e altre consimili scenette, ma gli verranno tutte mosse, e tutte troppo umane, qualsiasi cosa ciò significhi. Sarà la vista di un cerchio
magico tracciato per evocare il demonio – o Ariel – a svelargli che «il segno dev’essere netto», e che il mondo, cioè il palazzo, può essere abbracciato suddividendolo in tanti scenari pacifici e netti, delimitati rigorosamente dalla geometria di una scacchiera. È una nuova e definitiva illuminazione. Ben risoluto ormai a trasformare in arte ciò ch ‘è inerte, Ballista decide di cominciare dall’immenso portale d’ingresso che gli è comparso improwisamente davanti, quasi evocato da un’intuizione. Ma … è Bradamante quella che viene verso di lui con armatura rilucente cavallo bianco ecc.! Sì, è Bradamante, la quale armeggiando con un anellino fa scomparire il castello in un batter d’occhio. Dame e cavalieri si ritrovano tutti insieme in un grande prato, come per un garden-party, sbalorditi: l’incantesimo va svaporando rapidamente anche dal loro animo. Hanno finito di vagare senza meta. Antonio, invece, ha appena incominciato. Attraverso cancelli, porte, finestre, e cabalistiche disposizioni di tronchi d’albero; varcando l’ingresso pieghevole di una cabina telefonica in mezzo alla solitudine d’un prato oppure due pali che spuntano dal molo e lo separano dal mare, e ancora oltre le staccionate e le panchine che ancorano l’occhio in mezzo al vago brulichìo grigio della montagna, egli comincia ad effettuare i suoi movimenti con la svagatezza felice di chi svolge una missione scelta liberamente e con lo strani amento leggero di chi ha scambiato il mondo per un castello fatato. Vittima di un intantesimo dunque? Oppure, creatore egli stesso, come il mago Atlante dell’itinerario ingannatore che rimanda l’oggetto desiderato sempre
una soglia più in là? A giudicare dai paraggi in cui si aggira ora, corridoi che si ramificano minacciosamente ai primi piani di oscUre locande, si direbbe che stia cercando la via per il castello svanito. Naturalmente non la troverà mai, ma questa, naturalmente, è solo un’inezia, che assume le trascurabili proporzioni di una tragedia.

Davide Tortorella

Milano inizio ’77

Caro Antonio, visti tuoi ultimi lavori. .. e veramente grazie stop .
Scripta manent, se non si buttano via.
Sperando che ti serva, mi accingo …
Ultima e bene arrivata caratteristica della nuova arte in generale: versus nessuno: primo grosso punto in tuo favore.
Mi è venuta in mente «La lettre volée ».
Com’è vero che non si guarda dove bisognerebbe!
E c’è chi cerca e ricerca, per inerzia …
Avanguardia = anteriore? … mah!. .. preferisco chi trova.
Succede di rado, complice la grazia della domenica.
quando non si è completamente svegli; quando, un profumo neanche speciale, mette in moto la Regressione: formidabile moviola.
Può un sorriso giusto valere «Sein und Zeit» di Heidegger?
Ma torniamo al tuo ‘Iperrealismo romantico’ … mit facilitation et substitution … l’originale mi rimanda alla copia.
Butto qui: «La spigolatrice di Sapri» «Factory on the beach » «H. Hesse» «J.R.R. Tolkien» «Klee dei disegni a penna», cabine, porticcioli, tegole tegole, telegrafi, tappeti, piante, finestre, balconi, sedie, ringhiere (?) .
L’uomo, il metafisico, non compare Mai!
Vuoi vedere che hai scoperto il colpevole di quel giallo a puntate «Le stade du miroir» di J. Lacan?
Che ne dici?

Franco Battiato