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BENEDETTO MACCA

E’ nato e vive a Brescia, lavora a Verona. Ha cominciato a fotografare verso il 1980, dopo circa un anno e quasi 3000 diapositive, insoddisfatto dei limiti del colore, è passato definitivamente al Bianco e nero che non ha più abbandonato, sviluppando e stampando di persona e fabbricando in proprio i chimici necessari secondo formule adattate alle immagini desiderate. Per una serie di accadimenti personali, agli inizi del 2000, abbandonato il chimico e acquistato uno scanner, ha iniziato l’avventura digitale, prima scandendo i negativi, ormai soprattutto a colore, convertiti in bianco e nero in postproduzione con un noto programma di fotoritocco, in seguito, complice l’amico Fabio Maione, acquistata una reflex digitale, è entrato a vele spiegate nel nuovo sistema. Nell’utilizzo del software cerca di applicare rigorosamente le tecniche di Camera Oscura, zone, contrasto selettivo, controllo della esposizione, doppia esposizione e quant’altro delle vecchie procedure possa essere trasferito nel digitale. Particolare soddisfazione ha trovato nell’uso di grandi plotter (Epson 4000 e 7600) adattati per la stampa in Bianco e Nero con inchiostri al Carbone dei Produttori Americani PiezoGraphy e MIS e gli inchiostri italiani PhotoActivity. I primi possono essere utilizzati solo su carta Matte, gli altri anche su carta Lucida o Semilucida. Recentemente e con pari risultati, è passato al Canon IPF6100 con inchiostri originali.
Le stampe di tutte le mostre esposte in questo sito sono state realizzate dall’Autore su carta Hahnemuele
Anche le curve e i profili ICC, ottimizzati sull’asse del grigio, di tutte le stampe sono state realizzati dall’Autore con Software Argyll e l’uso dello Spettrofotometro Gretag Eye-One.
Ha esposto in diverse mostre sia personali che collettive e per due anni ha tenuto il corso di stampa di base in BW presso il Museo Ken Damy di Brescia.
Ha realizzato le fotografie da pag. 73 a pag. 79del catalogo delle opere della Scultrice Franca Ghitti edito da Charta,fotografie esposte nella Mostra Maps/Mapping alla Cooper Union di New York,nella Great Hall Gallery dal 28 novembre al 12 dicembre 2003.

 

“Guardando, Macca cerca di sospendere l’ovvietà del mondo, di indurre una sottilissima esperienza di spaesamento: gli va riconosciuta la capacità di riproporci questo sentimento del tempo intessuto di occasioni minime, frantumi e scintille, a cristallizzare le sabbie in una luce che ne indurisca le forme, ma subito altrettanto a cercare invece la verità nel disperdersi della polvere, nell’intermittenza, nel continuo andirivieni tra l’essere e il non essere, nell’accendersi e svanire dei colori.
C’è una precarietà bruciante della conoscenza, nella materialità dei testi più umili, ma colti ai primordi del mondo, a dire la fragilità miracolosa della vita, perché Macca s’interroga se le forme della natura e le forme delle emozioni non siano governate dalle stesse leggi.”

Fausto Lorenzi

Eppure, così fissati nelle fotografie, immobilizzati in un tempo eterno ed immutabile, guardabili una, due o infinite volte,quei luoghi e quegli accadimenti vengono tolti dalla banalità dell’usuale e si rivestono di unicità, perché estrapolati da ciò che spazialmente e temporalmente sta prima e dopo; perché la realtà sta tutta lì imprigionata dentro lo scatto della macchina fotografica, e lì dentro l’inverno diventa assoluto, la neve unica in ogni suo cristallo, l’albero, il palo, le ombre segni grafici assolutamente irripetibili, e il cielo e la terra, primordiali nella loro vastità e profondità, possono essere colti in un attimo dallo sguardo di chi li guarda. Il senso di infinito e di incommensurabile abitano intimamente le immagini di Macca e ci trascinano in una leggera vertigine, ci fanno avvertire un senso di smarrimento, anche perché pur ridotte a misure di poche decine di centimetri, non perdono la loro potenza spaziale fatta di primissimi piani,dilontananza, di orizzonte, di alto, di profondo.

Luigina Boemi

“ In primo luogo nacque Caos, e poi Gaia dall’ampio petto …” Le immagini di Macca nascono, con sapiente attenzione, dall’ampio petto di Gaia che riuscì ad incatenare il Caos dando forma alla materia. E’ difficile parlare di un artista che ha consolidato negli anni una raffinata capacità di giocare su tutta una sinfonia di forme e timbri, una maestria fotografica che lo avvicina ad alcune fra le grandi personalità della storia della fotografia.

Giulio Toffoli