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NIK BARTE

E’ un’ossessione quella di Nik Barte e si chiama deserto, un’ossessione che va oltre al senso comprensibile del rapporto fra l’uomo e lo spazio, un’ossessione che diventa tema unico, continuo e ripetuto in ogni sua fotografia.

Nik Barte fotografa solo il deserto e solo lui lo riconosce gli sa dare un nome, individua le dune con precisione e senso di famigliarità anche se si trovano a molti chilometri di distanza e tutti questi deserti non hanno più nome ma diventano un unico grande spazio che stimola al silenzio anche di tipo rappresentativo.

Ci sono luoghi e situazione dove la natura è così prepotente, così totalizzante che le sensazioni che provoca in noi si alternano tra una senso di profonda impotenza e piccolezza e invece, un senso di connessione energetica tale, da farti sentire parte di un tutto non manifesto, inspiegabile a parole ma potentissimo nel profondo mondo interiore di ognuno di noi.

Ciò che colpisce e ci fa riflettere di questi lavori è la variabilità che un unico soggetto, apparentemente così monotono e univoco, possa portare con sé.

Basta il taglio della luce, una prospettiva leggermente differente o un soffio di vento, che ciò con il quale ci siamo fino ad ora relazionati, cambia inesorabilmente. E’ come se si trattasse di una scultura costantemente in evoluzione.

La duna ci seduce con le sue forme plastiche, morbide e sensuali, non facciamo in tempo a conoscerla che già parte di quella stessa sabbia che la componeva, è volata via dando forma e modificando un’altra duna.

Per la prima volta alcune immagini di sabbia e curve vengono presentate da Nik Barte immensamente piccole come le fotografie nella scatola dei ricordi del nonno, provini a contatto in un bianco e nero senza tempo, così piccole che richiedono tutta la nostra attenzione, tutta la nostra vicinanza.

E’ il nostro occhio che deve entrare nell’immagine, zoommare con i nostri sensi, cercare l’immagine che diventa icona. Questo formato così piccolo è allo stesso tempo antico e nuovissimo è la dimensione della storia dell’arte fotografica quanto la nuova abitudine di fruire di immagini su dispositivi elettronici di ultima generazione, è la chiusura del cerchio nella storia del guardare, oltre le dimensioni che da fisiche si sono trasformate in mentali.

http://www.nikbarte.it/