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VALVOLA

“Dalle opere di Valvola emerge una realtà psicotica incline al nonsense visivo, una sorta di poesia grottesca tradotta per immagini. Il legame con la realtà rimane tuttavia forte ma ribaltato in una prospettiva subcosciente. Personaggi realistici riproposti in forma di un “cartoonism” allucinato ma non inquietante, provocatoriamente critico nei confronti di una società che galoppa verso la follia, ma onirico al punto di ammorbidire i toni virando verso un approccio naif.

La tecnica è mista: acrilici, bombolette spray, olii, matite che, uniti alla pittura su cartone, testimoniano un’urgenza espressiva quasi compulsava. Si crea con ciò che si ha facilmente a disposizione e quindi cartoni di elettrodomestici, qualcosa che scriva e si parte per un tour costellato di allucinazioni degno di Lewis Carrol.
Buon viaggio.”

Gabriele Zamboni
Catalogo della mostra “The dark side, the light side”

 

“A psychotic reality emerges from the works by Valvola with an inclination for visual nonsense, a kind of grotesque poetry translated trough images. The bond with reality remains strong but overturned in a subconscious perspective. Realistic characters re-proposed in a kind of hallucinated but not disturbing “cartoonism”, provocatively critical with regards to a society that races toward madness but in dreamy way, so much so ad to soften the shades, moving towards a naïf approach.

The technique is mixed: acrylic, oil, spray cans and pencils that combined with painting on cardboard, prove an almost compulsive expressive urgency. Creations are made from things that are easily available and therefore the boxes of electrical appliances, something that writes and the tour full of hallucinations worthy of Lewis Carrol begins. 
Have a good trip.”

Gabriele Zamboni
Exhibition catalogue “The dark side, the light side”

 

Valvola a Officina da Camera

Esistono artisti che lavorano con il paradosso, inventando sempre nuove strategie per disturbare lo spettatore, fingendosi artigiani del cattivo gusto, ma inseguendo in realtà idee di morale e bellezza. Valvola, a differenza di questi, non ha nessuna morale. Non ha regole e soprattutto non ha nessuna voglia di cercare definizioni ma, a differenza di quanto si possa pensare, contiene prepotentemente dentro di sé un’idea del bello.

Il bello di Valvola è un concetto che ha a che fare con il magico, qualcosa che attraverso la pratica indaga il mondo e ne ridisegna un senso, restituendo allo spettatore suggestioni sempre nuove, talvolta delicate e incomprensibili, più spesso indecifrabili e sfacciate. Il lavoro di un tale artista è difficile da collocare anche perché si muove su più livelli, facendo convergere in un unico punto illustrazione, grafica, pittura, la vitalità estemporanea dei graffiti e alcune pratiche più performative.
Il mondo di Valvola assomiglia per certi versi al circo immaginario di Tod Browning messo in scena nel celebre film Freaks – un universo popolato da creature senza fortuna, indecenti e mostruose, che vivono da emarginate; alcune sue opere su cartone potrebbero fungere da appropriate scenografie nello spettacolo grottesco The Seven Sutherland Sisters al circo Barnum.
I suoi disegni devono molto alla tradizione dei fumetti americani underground degli anni ‘70, al gusto per l’iperbole e l’eccesso di Robert Crumb, alle atmosfere caotiche di Gilbert Shelton; s’inseriscono tuttavia in una corrente completamente diversa, in un ambiente contemporaneo più simile a quello di Miguel Angel Martin, dove bambini con il cervello fuori dal cranio discutono d’eutanasia e di procreazione, tra vibratori e maschere in lattice.
I suoi personaggi assurdi – spesso compiaciuti nella loro condizione borderline – diventano un assunto, una dimostrazione di qualcosa che è stato, che è accaduto e che continua a essere di fronte a noi. Sono visioni lucide, realizzate con grande perizia tecnica, in cui sfilano scimmie cattive e uomini travestiti da animali, donne nude a cavallo di tuberi, vecchi avidi e vogliosi, sirene che fumano tranquille e demoni in pensione.
Nei lavori di Valvola non v’è pietà nella raffigurazione dei deboli perché non vi è morale; non si trova compiacimento nel mostrare il brutto perché non esiste giustizia: la narrazione, semplicemente scompare per lasciare il posto ad affermazioni d’indigesta bellezza.