Raffaele-Calace-(1863-1934)

Raffaele Calace

Raffaele Calace, figlio terzogenito di Antonio, nacque a Napoli nel 1863. Continuò prima con il fratello maggiore Nicola e dopo il 1905 da solo, l’arte di famiglia. Innamorato degli strumenti a plettro, fece scopo della sua vita la loro affermazione nel campo artistico e ben vi riuscì nella sua completa e originale personalità di artista. Quale maestro liutaio dette il maggiore impulso alla gloriosa tradizione del plettro, costruendo strumenti, che pur mantenendosi nel classico potessero soddisfare le nuove esigenze musicali. Insieme con il fratello maggiore Nicola creò il Mandolino “Classico” per concertista dal grande formato con tastiera prolungata fino al 29º tasto, atto a superare tutte le difficoltà tecniche e speciali di tali strumenti, e la cassa classica da concerto a 33 doghe scannellate, con forte emissione sonora. Virtuoso del “Liuto cantabile fù il primo e unico concertista in grado di trasferire la tecnica e l’agilità del mandolino su uno strumento ben più grande e con più corde, impegnandosi anche, con pregevole stile, nella composizione di brani dedicati al nuovo strumento. La scelta del nome liuto cantabile dato ad un mandoloncello a cinque cori, che peraltro nella forma assomiglia effettivamente ad un liuto, denota l’intenzione di Calace di evidenziare il suo legame con il periodo più significativo della musica strumentale italiana, quello rinascimentale e barocco. E la rivalutazione della musica strumentale italiana, per Calace, è motivo di orgoglio e di impegno. Allo scopo di dotare l’orchestra a plettro di un contrabbasso a plettro, creò “l’Arciliuto”. Seppe con speciali accorgimenti rendere gli strumenti a plettro “Calace” sempre più perfetti, sì da renderli universalmente riconosciuti ed apprezzati.
Uomo di fecondo ingegno e di natura creativa, artista completo, sentì il bisogno di svincolare il mandolino dalla necessità di utilizzare la musica creata per altri strumenti che non dava i risultati adeguati a mettere in rilievo le speciali virtù dello strumento e sfruttarne al massimo le capacità sonore, come egli desiderava. Per svolgere tale arduo programma, egli si diplomò in composizione sotto la guida dei Maestri Paolo Serrao e Francesco Ancona del conservatorio di Napoli, formando così la sua base musicale. Passò quindi al perfezionamento dello studio del mandolino, creando un metodo efficacissimo e completo, nel quale sono analiticamente studiate tutte le possibilità tecniche ed artistiche dello strumento, che in seguito, egli adopera nelle sue opere. Metodo unico e validissimo, richiesto anche oggi dagli studiosi del mandolino classico di molti paesi: è stato stampato nelle lingue tedesca, francese e giapponese.
La dedizione della sua vita all’arte si estrinseca in molteplici attività: nel 1905 inizia la pubblicazione di una rivista artistica quindicinale “Musica Moderna”, alla quale collaborano insigni musicisti quali il De Nardis, Gennaro Napoli, ecc., e poeti e pittori napoletani dell’epoca. Tale pubblicazione dura 5 anni. Inizia, quindi, una più intensa attività concertistica. Valente esecutore di mandolino e liuto è anche animatore di bei concerti di complessi numerosi che riuniscono nelle varie sale culturali e musicali napoletane un vasto e appassionato pubblico. Molti paesi, quali Germania, Svizzera, Francia, Austria lo applaudirono quale valente solista, suscitando ovunque l’ammirazione e la sorpresa della possibilità del plettro. Nel 1924 si recò in Giappone, in una epica tournèe, dove ebbe occasione di dirigere l’Orchestra del Maestro della Corte Imperiale di 80 elementi con enorme successo. Portò al culmine il plauso che lo aveva seguito dovunque con il suo concerto da solista di liuto eseguito alla presenza delle LL.AA. Imperiali Hiro Hitho e Consorte. Il Mikado, molto compiaciuto per la bellezza della musica, (composizioni di Raffaele Calace), dello strumento (Liuto cantabile Calace) e della sua bravura di concertista, volle dare di “motu proprio” a Raffaele Calace la Commenda del “Sacro Tesoro Giapponese” con splendida decorazione di oro e smalto.
Al rientro in Italia, pur continuando l’attività della costruzione e l’editoria delle composizioni, che la sua mente fertile dona copiosa, fonda “l’Accademia Mandolinistica Napoletana” con il patrocinio delle LL. AA. RR. I Principi di Piemonte e ne diventa direttore organizzando un’orchestra di 40 elementi che ha intensa ed affermata attività. Ebbe numerosi allievi. Fu chiamato a far parte della Giuria di numerosi concorsi (Milano 1920, Roma 1922, Genova 1926 ed altri). In un giro di concerti, in Germania, con la figlia Maria, fine e bravissima musicista, incise numerosi ed apprezzati dischi. Partecipò a numerose mostre di liuteria in Italia ed all’estero ottenendo le seguenti onorificenze: 2 commende d’onore, 11 medaglie d’oro, 4 croci d’onore, 2 medaglie d’argento e 3 brevetti. Morì nel 1934, pago del suo lavoro e sicuro della sua continuazione nelle persone dei figli: Giuseppe, suo gran collaboratore nell’arte della liuteria e provetto liutista, e Maria, concertista di mandolino di indiscusso valore, che dette vita al nuovo sestetto e successivo quartetto Calace.